MANIFESTO

La vicenda del nuovo progetto edilizio nel quartiere Vaciglio a Modena è solo la punta di un iceberg ben più ingombrante che anziché essere sommerso, grava sulla testa di tutti noi.

Le migliaia di case sfitte e di aree abbandonate anche in prossimità del centro storico dimostrano quanta necessità di recupero ci sia nella città costruita.

Investire in Aree F (parti di territorio destinate ad attrezzature e impianti di interesse generale) sottrae risorse ed energie al recupero e crea un pericoloso vuoto: quello del degrado che sarà sempre più difficile recuperare.

Abbiamo discusso a lungo prima di elaborare questo documento considerando, nel limite del possibile le opinioni di tutte le persone coinvolte, e siamo giunti tutti a queste conclusioni che speriamo possano essere la base di ulteriori e più dettagliate riflessioni:
una politica urbanistica che nel 2017 sacrifica territorio e investe in infrastrutture di rete per favorire gli spostamenti su gomma nonostante le direttive europee sulle emissioni, i costi in costante aumento di assicurazioni, pedaggi, parcheggi e carburante per noi rappresenta il degrado;

una politica urbanistica che senza alcuna necessità modifica il territorio incidendo negativamente sulla qualità dell’aria e della vita oltre che sulla già precaria situazione idrogeologica del nostro territorio, è quello che noi definiamo degrado;

una politica urbanistica e ambientale che sostanzialmente privilegia investimenti in spese mediche o in operazioni di emergenza in caso di disastri naturali, rispetto alla tutela preventiva della salute dei cittadini rappresenta per noi il degrado.

Degrado è mettere in competizione le varie catene di grande distribuzione, penalizzando sempre di più le attività di quartiere, imponendo spostamenti in auto, provocando una costante diminuzione della qualità dei prodotti e dei salari dei lavoratori del settore;

degrado è quel sistema per cui l’Amministrazione comunale trova convenienza nel rendere edificabili aree verdi e le imprese edili hanno interesse a costruire mentre nessuno si preoccupa che i nuovi edifici siano davvero necessari e vengano utilizzati;

stigmatizzare situazioni di povertà e marginalità, anziché favorire percorsi di inclusione sociale, così come gestire in modo evidentemente fallimentare con il solo strumento del controllo poliziesco problematiche relative a spaccio di sostanze e prostituzione, animate dal noto meccanismo della domanda e offerta, è per noi il degrado.

La città moderna, la città all’avanguardia, la città modello che amministratori accorti avrebbero dovuto garantirci non già nel presente, ma da qualche anno, salva il suolo e fa lavorare le imprese sul recupero innovativo degli spazi;

investe seriamente nel trasporto pubblico pulito e nell’uso delle biciclette;

investe nella riduzione dei rifiuti e nel loro recupero, come nelle energie rinnovabili anziché derogare e potenziare un inceneritore, in palese conflitto di interessi tra guadagno delle partecipate e danni all’ambiente ed alla salute dei cittadini.

Abbiamo ancora molta strada da fare, abbiamo in mente un dialogo costruttivo e trasparente con l’Amministrazione comunale, confidando di trovare nei nostri interlocutori la concreta volontà di anteporre salute, salvaguardia ambientale e urbanistica agli interessi di parte.

Una città vivibile è una città moderna, una città moderna è la Modena che vogliamo.

Modena, 12 Settembre 2017
#mobastacemento